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martedì 15 aprile 2014

Tiburtina, meno treni e più shopping


Novità nella "nuova" stazione Roma Tiburtina, inaugurata da quasi 3 anni e ancora lungi dall'essere pienamente operativa. Sono cambiati i percorsi per accedere ai binari. Da oggi si passa obbligatoriamente nella galleria sopraelevata per poter prendere il treno. Chiaramente è una mossa per portare acquirenti ai pochi negozi aperti nel centro commerciale, una ventina in tutto, mentre era stato promesso che il 70% degli esercizi sarebbe stato aperto entro la primavera. Per fortuna in uscita si può utilizzare il sottopasso che conduce direttamente alla metro B. La quale peraltro non gode affatto di buona salute e non migliorerà probabilmente neanche con l'arrivo dei nuovi treni di cui il primo è sbarcato a Civitavecchia pochi giorni fa.
E' stato anche ampliato il parcheggio lato Pietralata per circa 400 posti auto e si continua a promettere l'imminente apertura di quello interrato. Ad oggi infatti c'è poco più di una lingua d'asfalto sopra il tombamento della nuova tangenziale, il che rende il luogo molto poco frequentabile specialmente di sera, come dimostra la foto di RomaFaSchifo di autovetture con i vetri infranti.


Sarà forse per questo che Italo ha deciso di spostare parte dei suoi treni a Termini? Il sogno del nuovo HUB dell'alta velocità è già svanito? Di certo il processo di riqualificazione è ancora molto lungo, troppo. La nuova sede della BNL e forse il nuovo Policlinico aiuteranno il lato Pietralata ad essere meno una landa desolata. Tutti gli altri progetti edilizi però sono al palo, complice probabilmente la crisi del settore. Mentre sul lato nomentano aspettiamo pazienti di veder realizzate le promesse dell'abbattimento della sopraelevata e della riqualificazione della vecchia tangenziale. Nel frattempo i treni lasciano la stazione. Rimarrà solo il centro commerciale?



venerdì 14 marzo 2014

La Roma-Cesano a Tiburtina!

Detto fatto. La stazione Tiburtina ospiterà da Domenica anche alcuni treni della Roma-Viterbo appositamente prolungati. Ne avevamo già parlato qui ma non speravo che la decisione sarebbe stata così veloce! Un'ottima notizia che ovviamente nessun canale istituzionale ha ancora diffuso a riprova della scarsissima considerazione che godono le ferrovie nell'ambito del trasporto urbano. I treni per ora sono pochi ma sommandosi a quelli della FL1  portano i passaggi sulla tratta Tiburtina-Trastevere a una frequenza quasi da servizio metropolitano. Ora aspettiamo con ansia la realizzazione della fermata Pigneto FS, fondamentale futuro nodo di scambio con la Metro C. Di seguito il comunicato ufficiale.


Dal 16 marzo, 33 treni regionali della tratta Cesano - Roma Ostiense, e viceversa, sono prolungati a Roma Tiburtina, con fermata intermedia a Roma Tuscolana.

Ciò permette di collegare direttamente il quadrante nordovest della città di Roma alla Stazione Tiburtina, nodo dei treni Alta Velocità e in connessione con la Metro B verso Rebibbia,  la FL1 verso Monterotondo/Fara Sabina/Orte e la FL2 Roma - Tivoli - Avezzano, nonché numerose linee di bus urbane ed extraurbane.

I treni prolungati permettono inoltre di rinforzare l'offerta ferroviaria sulla tratta Trastevere - Ostiense - Tuscolana - Tiburtina, in sovrapposizione con la FL1 Orte - Fiumicino Aeroporto.

I treni da e per Cesano arriveranno e partiranno dai binari 1, 2, 3, 4 o 5 della stazione Tiburtina, secondo necessità.

Cliccare qui sotto per l'elenco completo dei treni prolungati.

venerdì 4 ottobre 2013

Tiburtina: AV o CC?


A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. E' quello che è accaduto nell'assurda vicenda della nuova stazione Tiburtina AV. Come paventato mesi fa da alcuni politici locali la nuova fiammante galleria di vetro sospesa sui binari ha subito pesanti modifiche per la creazione di nuovi e non previsti spazi commerciali. Come si può vedere dalla foto (per cui ringrazio l'utente Narkelion del forum skyscrapercity.com) lo spazio transitabile è stato notevolmente ridotto, si è persa la vista sui binari nonché la luce filtrante dalla galleria vetrata e l'effetto "galleggiamento" delle bolle sospese, vero fiore all'occhiello del design della stazione, è svaporato per sempre. Il tutto per ottenere una serie di loculi stile box condominiali da adibire a locali commerciali. Pare che l'accesso alle "bolle" sia stato totalmente inglobato nei nuovi box. Uno scempio all'italiana. Molte domande sorgono spontanee? In primis perché? Gli spazi progettati non bastavano? Non sono pochi tra l'altro, tra i due atrii e le "bolle". E se no, perché non si è modificato il progetto iniziale (costosissimo)? L'architetto Desideri ha avallato questa operazione? E ancora. Perché solo adesso, a ben due anni dall'inaugurazione della stazione rimasta deserta finora? Il tutto fa pensare a un progetto non commercialmente appetibile per i vari marchi. Nel frattempo però neanche i servizi essenziali di stazione come biglietterie, info point, punti ristoro, bagagliaio sono stati attivati. A ennesima riprova del fatto che la grande rivoluzione delle stazioni AV altro non è che una mossa di RFI per fare cassa in ottica di sfruttamento commerciale più che trasportistico di questi nuovi "avveniristici" spazi. Marino intanto ha promesso che a Dicembre i negozi apriranno per la maggior parte. Nella stazione sfigurata. Staremo a vedere. Nel frattempo ha aperto il primo parcheggio a raso lato Pietralata, sulla corsia cosiddetta Kiss&ride ricavata sopra il tombamento della NCI. Entro il mese i posti (oggi un centinaio) dovrebbero aumentare e entro l'anno aprire il parking interrato da 400 posti sempre lato Pietralata.

Il "grande progetto di riqualificazione" però è ben lungi dall'essere completato. Delle opere a carico di RFI mancano ancora la sistemazione della viabilità est, in primis lo svincolo Camesena della NCI la cui assenza oggi impedisce a chi proviene dall'A24 di raggiungere la stazione agevolmente, poi il raddoppio di via dei Monti di Pietralata, il parco est, una serie di ponti ciclopedonali tra il lato pietralata e il lato nomentano. Tutti cantieri che probabilmente latitano perché RFI attende di rientrare della spesa dalla vendita dei numerosi lotti edificabili adiacenti alla NCI di cui solo uno ad oggi è stato piazzato (e vi sorgerà la nuova sede unica della BNL), la cui vendita però ricordiamo copre da sola la metà dell'investimento per la stazione. Insomma tutta l'operazione è una vera macchina da soldi per le ferrovie. E della mobilità poco importa. Non parliamo poi delle opere in carico al comune. La riqualificazione della vecchia tangenziale, l'abbattimento delle rampe sulla Tiburtina e il rifacimento del piazzale delle Crociate. Tutto al palo. Se Marino non fa qualcosa continueremo per anni a fare lo slalom tra i senzatetto, le lamiere, i piloni, il degrado per raggiungere un nuovo sfavillante centro commerciale. Ah sì, e magari prendere un treno.

Segue una galleria di immagini dei locali commerciali e del nuovo parcheggio kiss&ride.

martedì 21 maggio 2013

Tempo da Lupi per la Nuova Tiburtina

Ci voleva un ministro che prendesse il treno per rendersi conto della situazione surreale del nuovissimo scalo ferroviario romano. Cioé che è privo di qualsiasi servizio: ristorazione, biglietteria, assistenza passeggeri, turismo, negozi, sanitario. Non ci sono nemmeno i parcheggi. Funziona solo Casa Italo. A ormai due anni dall'inaugurazione. Il neoministro alle infrastrutture Lupi non ci sta e chiede a GrandiStazioni una relazione sui motivi del ritardo. Era ora. 
Esattamente cosa è successo finora? RFI costruisce la mega stazione-ponte di Desideri, costo circa 150 mln inaugurata in pompa magna da Napolitano e Berlusconi il 28 Novembre 2011. Nel frattempo si lavora anche alla nuova circonvallazione interna che è il progetto portante della grande riqualificazione urbana che coinvolge tutta la zona da ponte lanciani alla Tiburtina. La NCI apre ad Aprile 2012, con 2 anni di ritardo e molti svincoli incompleti (Camesena, Lanciani). Lo sono tuttora. La stazione doveva unire due quartieri "storicamente separati dalla ferrovia". Ma il lato Pietralata resta una landa desolata. Il capolinea bus non ha mai visto un autobus finora. Il parcheggio, finito, è ancora chiuso. La stazione doveva poi diventare l'hub dell'AV romana. Si disse che tutti i treni AV che non partivano o terminavano la corsa a Roma avrebbero fermato a Tiburtina. Così non è stato. E la mega piastra ponte è rimasta vuota. Eccezion fatta per Casa Italo, il punto accoglienza di NTV che invece ha scelto Tiburtina e Ostiense come basi per i suoi treni. Il sospetto che si volesse boicottare Tiburtina, e quindi NTV, a favore di Termini (e quindi di Trenitalia) è legittimo, tanto che lo stesso Montezemolo a più riprese ha lamentato l'imperdonabile stato di abbandono del nuovo scalo romano. A maggior ragione se si pensa che su Termini, dopo i mega lavori per il giubileo,  GrandiStazioni sta investendo 80 milioni per costruire un'altra galleria commerciale sopraelevata e un abnorme parking da 1500 posti auto fantascientificamente sospeso sopra i binari, di cui francamente non si percepisce il valore trasportistico se non alla luce della trasformazione di Termini in un lucroso centro commerciale. Ma chi doveva provvedere ai servizi di Tiburtina? RFI che l'ha costruita bandisce la gara per l'appalto dei servizi. Si presentano in tre ma vince GrandiStazioni, società controllata dalle FS (al 60%), come RFI d'altra parte. Tra gli altri soci spiccano Benetton e un certo Caltagirone. L'appalto è aggiudicato a Luglio 2012 come si legge nel documento ufficiale. Da allora non si sa più nulla. Nel frattempo RFI, proprietaria della stazione e delle aree limitrofe comincia a fare cassa con i terreni adiecenti. Con un solo lotto dei 5 disponibili, venduto a BNL che ci costruirà il suo HQ, incassa 73 milioni, la metà del costo della stazione. Un ottimo affare dunque, garantito dalla posizione invidiabile a livello di accessibilità. I dintorni della stazione però restano nel degrado che abbiamo sempre conosciuto. Già perché qui i lavori non sono in carico alle ferrovie ma al Comune che ovviamente piange miseria. Alemanno promette di abbattere l'intricato groviglio della tangenziale davanti alla stazione con 5 mln di fondi di Roma Capitale. Si affida il progetto alla Sapienza. I piloni sono ancora lì. Stessa sorte per il vecchio tracciato della tangenziale fino a Batteria Nomentana che doveva diventare un boulevard cittadino con alberi e piste ciclabili grazie alla vendita di alcuni parcheggi interrati. I parcheggi vengono stoppati per la crisi e la strada rimane l'enorme serpente d'asfalto e smog che è sempre stato. Torniamo alla stazione. A fine 2012 Alemanno dichiara che GrandiStazioni avrebbe già bandito la gara per assegnare gli spazi commerciali della piastra ma che questa sia andata deserta. Prontamente l'AD di GrandiStazioni smentisce. Un bel siparietto non c'è che dire. Aggiunge che il contratto di gestione è stato firmato con RFI solo a Novembre (ma la gara non era stata aggiudicata a Luglio?!?) e che comunque entro il 2013 Tiburtina sarà piena di negozi. Passano i mesi e nulla succede. Addirittura la biglietteria Trenitalia approntata sulla piastra viene smantellata e murata! Il presidente del III municipio a Marzo 2013 solleva un altro dubbio: è tutto fermo perché si sta tentando di raddoppiare gli spazi commerciali intervenendo sulla struttura della stazione. Un'ipotesi inquietante che se confermata convaliderebbe l'idea che la stazione debba diventare un mega centro commerciale e nel frattempo i servizi ai viaggiatori possano attendere. Una follia. Arriviamo al presente. Ad Aprile un'altra scure si abbatte sulla vicenda. L'Agenzia  di Vigilanza sugli appalti pubblici infatti boccia la gara di RFI per l'affidamento della gestione di Tiburtina perché "viola i principi di concorrenza e trasparenza". In pratica sarebbe stata avvantaggiata GrandiStazioni rispetto alle concorrenti con le motivazioni che potete leggere qui.  Non c'è di che stupirsi visto che le due aziende sono entrambe del gruppo FS. La notizia peggiore è che l'Autorità purtroppo non ha alcun potere di modificare quanto accaduto. Ha chiesto a RFI di annullare la gara ma se questa dimostrasse che ora sarebbe antieconomico farlo tutto resterebbe immutato. Che è quello che accadrà. Ora possiamo solo sperare che il "richiamo" del ministro Lupi aiuti a sbloccare questa situazione intollerabile e che venga restituita a viaggiatori turisti e pendolari la dignità che meritano. E speriamo anche che il prossimo sindaco sia più incisivo e meno ciarlatano sulla riqualificazione di questo pezzo fondamentale di città.

mercoledì 28 novembre 2012

Buon Compleanno Nuova Tiburtina!


Esattamente un anno fa Moretti, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi inauguravano la nuova spaziale stazione ponte di Roma Tiburtina, cuore di un vasto progetto di riqualificazione che avrebbe coinvolto l'intero quadrante est della città, con la vecchia tangenziale abbattuta, parcheggi, servizi, parchi, ponti pedonali. Ad oggi di tutto ciò non c'è traccia. La stessa stazione è una cattedrale vuota, abbandonata e già cadente. Inizia il nostro viaggio per capire cosa si cela dietro il mistero di questa faraonica opera incompleta. Cominciamo con le impressioni di una assidua frequentatrice:

"Alla stazione tiburtina è impossibile arrivare in macchina, non c'è un parcheggio, non c'è possibilità di accostarsi. Quei pochi posti abusivi in cui è possibile abbandonare la macchina si trovano al buio, sotto la tangenziale e sono presidiati h24 da dei parcheggiatori altrettanto abusivi con facce tutt'altro che raccomandabili. Voci dicono che ci sia un parcheggio sotterraneo a pagamento, ottimo ma dove? Come ci si arriva?  [Il parcheggio sotterraneo da 400 posti sul lato Pietralata è finito ma ancora chiuso N.d.R.]. Perché farsi queste domande del resto, siamo giovani, vogliamo costruire un mondo migliore quindi prendiamo i mezzi pubblici. Sì, ma se devi prendere un treno da Tiburtina verso le sei di mattina e abiti fuori dal GRA il tempo per raggiungere la stazione potrebbe essere più lungo del viaggio per raggiungere la vostra meta. In medio stat virtus, prendo la macchina fino a Monti tiburtini dove la parcheggio in una via ancora illuminata da due provvidenziali cornetterie notturne; prendo la metro e finalmente raggiungo la stazione! Salita nell'atrio aperto [nomentano N.d.R.] rischio subito lo scivolone sul mattonato bagnato dalla brina e dall'umidità del buio. Per fortuna rimango in piedi e mentre cerco di avvicinarmi al cartellone con le partenze mi rendo conto che in una vastissima area della corte i pannelli della pavimentazione sono smossi e traballano passandoci sopra! Fuggendo dal malfermo pavè mi dirigo verso una delle due fonti di luce, la famigerata Casa Italo, in cui dei giovani in divisa sono gli unici esseri umani a presidio della stazione, offrendo riparo ai viaggiatori. "Scusi, a che ora apre il bar?" domando. "Beh, di solito verso le sei, ma fa un po come vuole...". Finalmente i 3 baristi decidono di aprire e la folla di persone che si era accalcata davanti si riversa in quel luogo a dir poco squallido, un bar con un'atmosfera estremamente triste, che da l'idea di scarsa igiene solo a guardarlo da lontano, idea confermata poi dalle mosche che girano sulla montagna di cornetti e ciambelle ammassati in un vassoio e da un inquietante cartello appeso sulla porta che recita: "Dalle 11.30 alle 12.00 chiusura per pulizie"! Rinuncio al cornetto e alla dissenteria e decido di farmi un giro nella stazione vera e propria, la "piastra". 'Ci sarà sicuramente un bar migliore nella parte nuova' penso piena di speranza. Salgo le scale mobili e mi ritrovo nell'immensa, lussureggiante, bellissima, luminosa landa desolata. Mi giro intorno, non c'è nulla. Non un bar, non un giornalaio, non un tabaccaio né una sala d'attesa. I locali deserti, i bellissimi globi gialli già impolverati, ancora con lavori in corso ma già pienamente esposti ai danni dell'usura. Qualche raro passante cerca il binario, non si sa da dove viene ne dove va, dato che le scale mobili verso le banchine sono quasi tutte sprangate. Ancora una volta quell'unica luce, la stella del mattino: Casa Italo, piena di scritte luminose, touch screen e poltrone per riposarsi, quasi ridicola in quell'immenso spazio vuoto in cui non passa nessuno. Riscendo tristemente e non senza difficoltà nella piazza ipogea per poi recarmi al binario 16. Attraversato il lungo corridoio mi fermo in prossimità del binario per non prendere freddo. Ancora una volta la hostess di italo è la salvezza per i passeggeri smarriti in quel vuoto esistenziale e ferroviario, il punto di riferimento per tutti: "Scusi...un bar?"..."L'entrata della metro dov'è?"..."Io devo andare all'aeroporto...come faccio???".Alla fine il treno arriva, con due ore di ritardo. Ma almeno mi porta via da tanta desolazione.

venerdì 2 novembre 2012

Trenitalia è una piaga e Monti lascia correre

Il trasporto ferroviario italiano è un disastro lo sappiamo tutti. Ritardi, disservizi, treni che fermano a Parma per far scendere la AS Roma. Persino le tratte Alta Velocità non sono esenti dai disagi. Tuttavia mentre tra Roma e Milano passano più treni che sulla metro B1, il sud e il trasporto regionale praticamente non esistono. Il tutto è nelle larghe mani di Trenitalia, semi monopolista dei treni italiani. Se ne accorgono anche i giornalisti ogni tanto, come questo la cui disavventura con le prenotazioni sarà capitata a migliaia di noi. E da quando è sceso nella stessa arena se ne accorge anche Montezemolo, i cui Italo hanno già portato una bella ventata di concorrenza (e abbassamento prezzi) nell'offerta ferroviaria della penisola. Senza sapere chi sia il responsabile, la vita di NTV non è stata facile, dalle cancellate erette a Ostiense sul binario di Italo all'assurda vicenda della stazione Tiburtina, una gigantesca astronave parcheggiata sui binari e malinconicamente vuota, senza le riqualificazioni circostanti promesse, senza servizi senza neanche le indicazioni ma con i costi di gestione tutti sul nostro groppone.

E' piuttosto evidente che uno scenario del genere ha bisogno di essere profondamente riformato. Per esempio con l'idea di separare il gestore pubblico dell'infrastruttura (RFI) dai gestori dei servizi (Trenitalia & altri). Sembrava esserci arrivato Monti anche se di striscio con l'istituzione di una apposita Authority dei trasporti, organismo super partes col compito di spingere sulla liberalizzazione del mercato ferroviario. Tuttavia nel Salva Italia non ha avuto il coraggio di inserirla. L'ha fatto nel Cresci Italia qualche mese dopo. Ad oggi, dopo quasi un anno, questa benedetta commissione non ha ancora dei membri. Perché? Facile. E' la tipica storia italiana del balletto di poltrone.

Vengono appuntati inizialmente alcuni nomi forti delle altissime cariche dello stato, tra cui Pasquale De Lise, uno degli uomini più potenti d'Italia, presidente del Consiglio di Stato durante il cui mandato si sono sollevati innumeri scandali. Il tutto passa inosservato per un po' finché i partiti non si rendono conto che stanno perdendo controllo su un organismo destinato ad avere un'influenza enorme. Ed ecco che viene bloccato tutto e parte la faida per spartirsi le poltrone d'oro dell'Authority. Si arriva all'assurdo, da parte dell'ipocrita PD, di candidare l'attuale presidente di Italferr, che come tutti sappiamo è una società del gruppo Ferrovie dello Stato. Alla faccia della liberalizzazione e della concorrenza. Compare anche il nome di Vito Riggio, presidente uscente dell'ENAC, già venuto alla ribalta nell'ambito delle indagini sulla famosa "cricca di Anemone". Insomma, non proprio un nome che profuma di pulito. In questa assurda guerra di potere, espressione più alta del marciume della partitocrazia italica, non poteva mancare lo zelante AD di Trenitalia (nonché presidente delle ferrovie europee, di GrandiStazioni e a capo di numerose altre aziende private del settore) Mauro Moretti, che senza girarci intorno, si scaglia pesantemente contro l'istituzione dell'Authority, "caso unico in Europa" secondo lui di cui non abbiamo bisogno perché i dati dimostrerebbero che infrastrutture e servizi rendono meglio se sono gestiti da un'unica società. Caro Moretti, potrebbe anche essere vero, se la società in questione sono le SNCF o le DB, ma non certo FS, che da anni dilapida miliardi di euro pubblici investendo solo sull'AV per far arricchire la monopolista Trenitalia.
Ben venga l'Authority dunque, quando lo schifo partitocratico riuscirà ad accordarsi sui suoi membri senza farci perdere un altro anno di concorrenza sleale, di servizi da terzo mondo pagati a peso d'oro, di giagantesche stazioni desolantemente vuote. 


lunedì 9 luglio 2012

Ce lo doveva dire Montezemolo


Ovvero: "Del monopolio ferroviario, della Stazione Tiburtina Fantasma e di una cancellata di ferro"


Premetto che non esprimo alcun giudizio di simpatia per questo ultramiliardario che ha costruito la sua fortuna nell'Italia corrotta, mafiosa, degradata e umiliata che ora vuole salvare ergendosi a paladino della giustizia senza aver mai fiatato per decenni. Purtuttavia ci volevano i suoi milioni per comprare pagine intere di quotidiani nazionali e denunciare quello che blogger sfigati gridano inascoltati da tempo. E lo fa con una breve lettera indirizzata al presidente Monti. Oggetto dello sfogo, la situazione di due scali romani scelti da NTV come base per il suo famoso treno veloce Italo. La nuova Tiburtina, mastodontica cattedrale ferroviaria costata centinaia di milioni e già in decadimento, tuttora vuota e inutilizzata dal giorno dell'inaugurazione. Per onore di cronaca la gara per la gestione degli spazi commerciali all'interno della stazione è stata bandita e vinta, guarda caso da GrandiStazioni del gruppo FS. Attendiamo che si attivino.
Poi Montezemolo punta il dito sulla vergognosa questione di Ostiense, dove la nuova fiammante Casa Italo ricavata nel rinnovato Air Terminal da proprio sul binario di Italo. Peccato però che RFI ha eretto una ringhiera che impedisce agli utenti di accedere direttamente al treno. Questione di autorizzazioni dicono. A me sembra più uno sgambetto bello e buono al neo concorrente.

Chissà cosa ne dirà il presidente Monti di queste dure parole, per ora rimane la figura grama dell'intero sistema Italia, umiliato per anni da monopoli come quello di FS, che ha risucchiato miliardi di denaro pubblico, affossando il nostro debito, per una rete ad alta velocità (tramite RFI società pubblica) regalata poi chiavi in mano a Trenitalia (società privata) per i suoi profitti. E meno male che è arrivato Montezemolo con NTV, che ha già incrinato, con evidente diminuzione di prezzi anche del concorrente sleale, la speculazione folle di Trenitalia. Tutta orientata a servizi business e tagliando di fatto fuori dal trasporto ferroviario veloce un'intera fascia di popolazione che proprio non può più permettersi gli assurdi prezzi, allo stesso tempo lascia marcire il servizio regionale, le cui gare di affidamento da anni, in ciascuna delle 20 regioni italiane, sono vinte sempre da lei, Trenitalia. E allora ben venga il monito di Montezemolo. Fermo restando che non è di certo lui il pater patriae che ci salverà cavalcando l'onda della crisi e dell'antipolitica. 

Mario Monti ha una bella responsabilità, perché nel pacchetto di liberalizzazioni non ha avuto il coraggio di inserire la più importante, cioè quella sul trasporto ferroviario, creando un ente statale proprietario dell'infrastruttura e aprendo al mercato le gestione dei servizi. Ha però istituito una "Authority" proprio per studiare questa tematica, la quale si è appena insediata nel suo ruolo. E io mi auguro che riesca al meglio nel proprio lavoro. Per restituire agli italiani la dignità di un trasporto ferroviario, rapido, ecologico, economico, confortevole, puntuale e capillare. Per far chiudere finalmente il capitolo insostenibile del mezzo privato e aprire la strada a una svolta epocale. E soprattutto per dimenticare lo scempio di cancellate erette tra i cittadini e i servizi che pagano e di stazioni monumentali abbandonate all'incuria del tempo.